Pinne da pesca
- Evoluzione fra miti e realtà -
-Il principio-
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Nonostante oggi il mercato offra prodotti specifici evoluti, “addestro” l'apprendista di famiglia ad affrontare il mare con pinne tradizionali perché credo che prima di poter godere di certi prodotti sia bene sviluppare forza, tecnica e cinestesi nell'apprendere la “passata” anche in fase “passiva”. Soltanto dopo aver assimilato bene fatica e dinamiche di pinneggiamento e rapportata la profondità alle nostre capacità più reali, si può passare a prodotti che rendano più efficiente ma meno artificiale possibile le nostre prestazioni, a scanso di tragici epiloghi.
-Pinne, tradizione e muscoli-
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Ho iniziato da bambino con normali pinnette del tempo, per poi passare anch'io nei primissimi anni '80 ai primi modelli da pesca in gomma (Rondine L e Mares-Concorde) che ormai uscivano di moda andando ragionevolmente in disuso per lasciare il posto ai primi modelli smontabili in polimero
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Personalmente, considerata la mia giavanissima età e la totale conseguente mancanza di fondi ma anche di necessità pratiche, passai alle Mares-Plana Avanti L cominciai ad affinare le mie tecniche e guadagnare meri, quindi cambiai col modello Plana Avanti HP... più dura e potente. Scordata in riva al mare, fu la svolta, comprai le Rondine Gara,
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quindi la successiva fu la Omer (di Valerio Grassi); quando un amico prese le nuove Gara 2000, rimasi stupito della resa, pensai di comprarle ma arrivarono le Gara 2000 HF ed optai per queste.
Pinna diffusamente amata o odiata a causa della sua estrema rigidità ma con una resa dinamica assolutamente strabiliante per dei plasticoni, malsopportata da tanti e che personalmente amai incondizionatamente; seguì la Rondine Gara LD (Long Distance) per ovviare (forse) al malcontento dei meno allenati ma che non rende una spinta pari ad essa.
Con queste pinne,,,
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ho affrontato il mare nelle situazioni più disparate riuscendo ad avere velocità di risalita che oggi coi compositi non mi pare di superare, certo... lo sforzo muscolare era quello che era e l'acido lattico si faceva sentire, ma ero giovanissimo e sprizzavo testosterone dai tutti i pori.
-Dalla leva alla molla-Arrivò quindi la rivoluzione dei compositi... bel salto!
Finita l'era della superfatica, mi si aprì un mondo nuovo, fatto di superiore efficienza e maggiori spese economiche, sensate... dico la verità.
Passando ai compositi si devono “rieducare” pinneggiata e ritmi per ovviare a tante differenze; rispetto alle plastiche sopratutto accade che mentre prima usavamo la pala per far leva sull'acqua, la flettiamo e ne aspettiamo la resa elastica che sposta l'acqua durante il ritorno allo stato di quiete... Salta agli occhi un concetto:
se prima usavamo le pinne come leve (nonostante una parziale resa elastica che ottimizzasse nella flessione il far scorrere il fluido per spingerlo) adesso disponiamo di un evoluto sistema a molla.
... Ma le pinne in composito, fanno tutta questa differenza?... A livello di spinta pura dico che gambe e tecnica fan più della pinna stessa, per cui ribadisco il consiglio subliminale di cui sopra del dover imparare con i polimeri. Il vantaggio determinante trovo non sia tanto la velocità impressa ma l'enorme riduzione di fatica che per motivi di peso, morbidezza e ritorno immediato, possono offrire.La pala composita “giusta” non è facilmente valutabile e dipende dal singolo individuo e le esigenze personali, ogni prodotto infatti risponde in modo specifico al tipo e l'entità della “calciata” impressagli per fletterla.... anche in relazione alla scarpetta su cui è montata.
“Viva l'Italia” cantava De Gregori,
“...Siamo sempre troppo Italiani...” rispondeva Luca Carboni... e noi Italici, eterogenea miscela di popoli, realtà locali e folklori, talvolta inconciliabili talaltra complementari tra loro, culturalmente e tradizionalmente, siamo sempre accomunati dai campanilismi, tratto ereditato dalla cultura greco-latina che ci ha plasmati come popolo.
Siamo terra di grandi inventori, dottori di sorta, scienziati, artisti, architetti, designer, ingegneri, progettisti, formidabili artigiani e sommi filosofi...
e spesso l'ultima cosa coesiste con le altre.Da “filoso metropolitano” quale umilmente sono, affronto la mia brava disquisizione sul mercato dei prodotti in questione, cosciente delle eventuali scariche emozionali, disappunti e ire che qualcuno potrà sentire nascere ad azzardar la lettura di quanto segue.
-Incertezze e “cronache”-
Volendo acquistare delle pale in composito si ha il problema di non poterle provare, a meno di conoscere chi possa concederci un collaudo ma non sapremo mai in mezzo a tanta offerta cosa abbiamo provato e cosa ci siam persi, né riusciremo a farci una “documentabile” idea perchè mai vedremo confronti genuini tra la smisurata folla di campanilisti di situazione, siano essi produttori, promotori (negozianti, riviste del settore o interessosi gestori di forum o “equivoci” iscritti ) o utilizzatori ancora in campagna di autoconvincimento!
Sono al mio secondo paio di pale in carbonio. Il primo, prodotte da un piccolo artigiano locale, prestantissime nell'utilizzo, con pala “corta” e parecchio rigida, offriva una spinta clamorosa a prezzo di alti sforzi muscolari e articolari; pagate “poco”, mi hanno costretto a risalire zoppo per 16m, alla fine di un aspetto a -20m.
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Chi me le ha vendute ha ritenuto che le avessi rotte staccando dal fondo, peccato che per risalire mi spingo con la mano libera o faccio prima prendere l'acqua alle pale ruotando su fianco-schiena, abitudine appresa quando ancora bambino pescavo senza muta... tra scogli, madrepore, anemoni e posidonie ricche di organismi urticanti.
Carbonaro di Cagliari, “morto”! ...Nel senso che non ci comprerò mai più neppure una matita da disegno!
Dico in proposito, che ancora, i produttori devono spiegarci le differenze osservabili tra una pinna rottasi di “netto” per difetto costruttivo o per negligenza, dal momento che l'azione della pala in carbonio è sfruttata in un solo verso (proprietà definita “anisotropia”) e in tal senso si spezza. Qui il primo impatto con la dura realtà riguardo la funambolica abilità filosofica dei produttori che si fanno (e ci fanno) la guerra sui forum, ma che quando la critica dei clienti li accomuna... fanno cartello!
Le mie attuali pale mi stanno dando altri tipi di grattacapi:
Montate male dal rivenditore, su scarpetta Dessault, ho dovuto trasferirle su scarpetta Millennium per questioni di calzata. Mentre sulle prime offrivanono un comportamento efficiente, sulle ultime è stato uno scandalo!
… I longheroni rigidissimi ingessavano mezza pala, quindi ho cominciato ad intervenire per ridurne lo spessore... fino ad arrivare ad un accorciamento degli stessi e restituendo finalmente più flessione. Oggi i longheroni misurano 19cm, sono comunque rigidi e permettono di “caricare”, flettendosi appena, la porzione di pala tra essi contenuta;
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considerando che la pala è pure forata e non ho avuto per ora rotture, non so in questo quanto ci sia di mio nell'utilizzo e/o quanto della bontà del prodotto, certamente adesso risponde molto meglio di prima anche cambiando ritmi e stile di pinneggiata.
-Dove sta la verità?-I produttori sconsigliano di norma la riduzione dei longheroni a scanso di una perdita di garanzia. In merito a rotture, dispute sulle garanzie e pubblicità scorrette, si trovano sul web fior fior di discussioni degenerate in diatribe e indecorose minacce tra le parti utili soltanto a gettare ulteriori ombre sul mercato.
Interessanti le spiegazioni scientifiche riguardo le scelte costruttive di Tizio rispetto a Caio, atte più che a far chiarezza a promuovere il proprio... rispetto all'altrui prodotto e cercar di zittire i clienti marchiandoli di ignoranza e facendoli sentire a rischio tribunale...
Questo sì che è servizio post/pre-vendita!Per spezzare una lancia in favore di noi clienti, faccio pubblico invito a chi ne sia in grado di volerci spiegare come tra tanta scienza, esperienza, tecnica progettuale, tecnologia e attenzione per i particolari... grazie a cui ci fanno pagare un prodotto la notevole cifra che vale, costoro mai ci parlino dell'essenza di ciò che rispetto ad un tradizionale “plasticone” dovrebbe voler essere sostanzialmente una pala in composito:
una molla lineare che lavora in flessione (?)
Sono parecchio ignorante in materia ma da appassionato “lanciatore”, mi documentai molto bene su tante cose riguardo le canne da pesca in composito e la prima rivelazione che mi fu data da un noto e appassionato ingegnere meccanico-negoziante di tali attrezzature fu appunto questa:
- ... al di là del fatto che un lancio possa anche essere accompagnato o meno... la canna da pesca è una molla lineare che lavora in flessione, si carica su se stessa per restituire nel ritorno l'energia accumulata, a questo servono i compositi! - La base del lancio con una moderna canna da pesca è il cosiddetto “Push & Pull”, un gesto col quale si fa caricare la canna verso il basso facendo perno tra le 2 mani portando alla flessione la base del “Blank” che caricandosi accumula l'energia che poi restituisce nella “frustata” lungo l'intero asse della canna; un gesto mal eseguito ai limiti di grammatura lanciabile del prodotto singolo, porta alla rottura della struttura, così come accade se gli anelli guidafilo sono montanti “fuori spina” che è la chiusura del tessuto cui oppostamente è offerto il “nerbo” per il quale è compiuto il progetto.
Parimenti, la pala delle pinne immagino non possa venir considerata troppo diversamente, allora godrà in buona parte di analoghe proprietà e non vi si può considerare una componente accessoria come le scarpette, variabile per qualità, rigidezza, lunghezza, angolazione, innesto, deteriorabilità e quantaltro... determinante ai fini della durevolezza o dell'affidabilità, - anzi che mi vien da pensare che dovrebbe essere limitante per l'“Azione” della pala – diversamente, son portato a domandarmi:
… Vantare tanto impegno progettuale su una cosa che verrà malamente alterata da una terza parte indefinita... è da progettisti affidabili?
Sempre in merito alle “rotture”, mi fu chiarito dell'ingegnere che nell'utilizzo...
- il livello qualitativo emerge anche in un prolungato combattimento... quando un fusto mediocre comincia a scaldare perde infatti resistenza ed azione elastica e si arriva a parlare di “canna morta” -Mi chiedo se lo stesso discorso possa essere trasferito ai problemi di snervamento o di rottura delle pale utilizzate per molto tempo; parlo della fatica al lavoro continuato.
-Le nostre colpe-Son convinto che i più tra i prodotti attuali siano molto ben progettati, ma ad onor della pretenziosità e l'inaffidabilità anche dei consumatori, come dimostra la cattiva abitudine di taluni (anche negozianti "montatori") di voler forare le pale per bloccarle stabilmente alla scarpetta
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causa com'è noto un punto di indebolimento e rischio offrendo punto di origine ad eventuali fratturemagari si lascia aperta la porta di servizio onde giustificare scomodi cedimenti eventuali.
Il carbonio sopratutto, a qualsiasi livello, offre caratteristiche meccaniche e resistenza eccellenti in quello per cui è stato progettato ma mostra il fianco davanti a viziature di utilizzo indebite.
Desidererei che una pala in carbonio venisse progettata intanto in base all'energia richiesta, quindi carico massimo applicabile in termini di forza/accelerazione impressa nell'uso e restituzione dell'energia accumulata, dimensionandola in funzione a mole e muscoli dell'utilizzatore.
Nessun prodotto ingegneristico può considerarsi compiuto se ha una variante lasciata al caso come sono scarpetta e longheroni per le pinne... sempre diversi e vuoti di qualsiasi costante che possa porli a riferimento in fase progettuale; allora posso soltanto pensare che la scarpetta sia vittima sacrificale a giustificazione vuoi di difetti del pezzo, anche singolo, piuttosto che di utilizzi impropri:
- Stacchi dal fondo eseguiti picchiando o facendo leva su rocce o altro;
- Incastri tra le rocce in fase di aspetto che possano portare ad una microfrattura;
- Caricamento squilibrato durante la falcata che porti a gravare sul laminato creando torsioni sull'asse longitudinale, cosa che per natura stessa del prodotto va assolutamente evitata;
- Montaggi mal eseguiti;
- Pinneggiata sbagliata, perché magari si pedala come in bici e si fa gravare il caricamento anziché verso la base della pala a metà di questa (scarpette con maggiore inclinazione dell'innesto possono limitare molto il problema);
- Colpi accidentali che possano avere causato un microcedimento della struttura;
- Cattiva cura nel riporle anche tenendole sempre lontane da fonti di calore (ho visto chi ci ha poggiato sopra una sigaretta accesa) o buttate al sole ad abbronzarsi e cuocere la resina polimerizzata;
… e penso possano esservi altre controindicazioni per l'integrità di questi prodotti.
Una scheda in allegato al prodotto, che delinei dei coefficienti relativi alle caratteristiche (peso, forza, allenamento e profondità operative) consigliate dell'utilizzatore, sarebbe una gran cosa per chi vende e per chi compra, sennò si continueranno a fare spese sbagliate e denigrare ingiustamente un prodotto inidoneo per taluni ma in realtà più che ottimo in favore di altri, infangandone le realtà su qualità ed efficacia e cadendo in equivoci cui soltanto i produttori possono aiutarci ad evitare con un atteggiamento più solidale e collaborativo.
-L'erba del vicino....-
Il Made in Italy è una gloria nazionale che in troppe cose non trova pari nel mondo! Nonostante la presenza nel mercato di pale in composito di ottima fattura e grande affidabilità, provenienti dall'estero e a basso costo. (di questo dobbiamo ringraziare La Casta e il criminoso sistema fiscale italiano), ritengo che i nostri produttori siano sopra gli altri, anche se non sempre sarà così, come l'esperienza mi ha insegnato col mio primo paio di pale in carbonio.
Troviamo in commercio vari tipi di prodotto e sistemi costruttivi relativi diversi; da titolate fonti neutrali mi risulta che i cosiddetti prepreg lavorati in autoclave siano i prodotti più sicuri, solidi e qualitativamente costanti; sono quelli utilizzati in F1 piuttosto che in costruzioni aerospaziali.
… Non lo possiamo mettere in dubbio ma un'altra cosa la possiamo commentare:
proprio l'eccellenza dell'artigianalità italiana, non può farci dimenticare chi siamo né sminuire la nostra superiorità produttiva in questo senso!
… Una cosa parecchio difficile da fare, non significa non sia fattibile. ma che qualcuno riesce laddòve altri non son capaci... tanto che Napoleone Bonaparte, la Gioconda l'ha dovuta rubare a noi!
Ecco allora che un artigiano italiano guadagna all'estero più di quanto non possano i colleghi autoctoni proprio per la sua arte e capacità creativa, così come i laureati italiani trovano immediatamente lavoro ottimamente retribuito e riconosciuto in tutto il mondo democraticamente evoluto, per la cultura notevole cui il nostro sistema solastico e universitario, per quanto criticato... obbliga raggiungere.
Non conosco alcuna estrinsecità o intrinseca caratteristica di “moduli”, tessiture, processo di lavorazione e controllo qualità o sistema produttivo... quello su cui posso fare affidamento sono la serietà e l'affidabilità di un'azienda nel progettare e realizzare i propri prodotti garantendone la costanza qualitativa e l'assistenza post vendita.
A questo punto è dovuto far monito ad un'altra rivelazione “spiccia” offertami dall'ingegnere succitato:
- Intervengono sulle qualità meccaniche, sia il modulo che la varietà dei compositi; col carbonio 100% (matrice resinosa esclusa) aumentano le caratteristiche di rapidità e leggerezza; con l'aggiunta alla fibra di carbonio di altri compositi come gli aramidici o la VTR si aumenta la resistenza agli stress impropri, ma ciò che maggiormente conta nella resa e l'affidabilità... è la sapiente e attenta qualità di lavorazione! - Dico da venditore che trovo imbarazzante il metodo comunicativo e gli argomenti utilizzati tra competitor per screditare l'altrui prodotto in proprio favore, a prescindere da blasoni, borie di sorta, e motivi che muovano a queste bassezze che vanno in sfavore di una clientela spaesata nella confusa bolgia di un mercato che ha invece bisogno di maturare in un più confidenziale e costruttivo rapporto tra produttori e clienti e non a sentire gli ultimi arrivati dal pianeta
E'arrivatomenevado a spiegare che il loro prodotto è il risultato del nuovo che sbaraglia il vecchio (per quanto ottimo possa magari essere), Tutta speranza la mia, che porti ad una maturazione concorrenziale onde arrivare magari a migliori prodotti e una più cosciente e competente clientela; Invece continuiamo ad assistere a indegne rivalse a discapito di una crescita generale di un mercato sempre più specializzato, di una tipologia di prodotti con caratteristiche molto precise e specifiche; poi quando in certe accese discussioni ci si mettono anche i grandi pescatori, spesso sommi agonisti di fama internazionale... si tocca il fondo!
… Anche considerando che è la concorrenza competente e sana a migliorare il mercato... a chi giovano certe prese di posizione?
L'ho detto: siamo tutti filosofi... sopratutto quando ci conviene!
-La mia modesta esperienza-
Ho collaudato 4 tipi di pala in carbonio ed una in VTR; la prima conferma è che la scarpetta incide moltissimo.
Se è giusta la mia ipotesi che relega le pale in composito ad un sistema propulsivo a molle, azzarderei dire che la scarpetta le imbastardisce, smorzandone la funzione con i suoi longheroni.
Della prima mia pala vi ho già detto, sottolineo che l'impressione ricevuta fu che le dimensioni limitate e l'estrema rigidezza le rendevano reattivissime, scattanti e veloci, peccato per l'inaffidabilità annessa.
Personalmente amo la pinna non molto lunga e molto reattiva, è quella che meglio soddisfa ogni mia esigenza di velocità, scatto e potenza, inoltre “sbandiera” poco e la si cela molto bene durante le azioni di caccia (aspetto e agguato) nascosti tra le rocce.
Attualmente ho le GFT - Agguato Medium, pinna lunghetta e stretta, non molto reattiva, sopratutto nello stacco dal fondo ma leggera e veloce in risalita una volta preso il ritmo. Si presta a variare il tipo di pinneggiata, che adatto a seconda della situazione; questa mia pinna ai piedi del mio compare ex ciclista semi-professionista, non rendeva in risalita quando ancora i longheroni erano interi, poiché la sua “pedalata” pura, lo portava a flettere solo la porzione anteriore tendendo a raccogliere l'acqua a cucchiaio sulla metà della pala prossima alla calzata... questo sia di riflessione!
Le mie gambe, considerata anche la mia corporatura hanno energia non spesa su queste pale, che tra l'altro rendono una buonissima risposta anche nella fase negativa della pinneggiata, cosa che penso sia legata proprio alla lunghezza e alla falcata stretta che consente, concedendo di lavorare ottimamente con i posteriori della coscia e i glutei al completo; un pochino di superficie in più o una maggiore rigidità credo mi avrebbe giovato… è cosa personale!
Omer-Rekord (soft immagino) su scarpetta H.Dessault; provata alcune volte, rende una pinneggiata fluidissima e morbida, con una grande manovrabilità nelle fasi clue delle azioni di caccia e ottima velocità in superficie, ai miei piedi mostra il fianco in risalita dal fondo.
Leaderfin (hard) su scarpetta Mares-Razor; mi vengono i crampi a causa della flessione sotto la pianta del piede poiché la pala fa rispetto alla scarpetta tutto quello che vuole lei.
… Ho notato che è quasi un bene! Risponde infatti ad ogni forzatura in più, poiché la spinta parte proprio da sotto il piede flettendo appieno su tutta la lunghezza, forzando... si accentua la flessione (e il ritorno) in crescendo in rapporto alla calciata impressa.
Pesanti in superficie perché non si riesce a farle lavorare bene sotto il pelo dell'acqua ma in discesa e in risalita di potenza, aprono il turbo... ma ci vogliono gambe!
Mancano le
Paperfin, come simpaticamente definisco le mie pinne invernali, la mia pietra filosofale che unisce comodità, spinta, manovrabilità e controllo in risacca anche in una spanna d'acqua, leggerezza, conservazione termica della temperatura del piede, resistenza agli urti e gli incastri, nonché... non me ne frega se si rompono, che le ho pagate neanche 30 euri, usate!
... Parlo di una pala vecchiotta della Picasso, in VTR (attualmente esiste il modello in carbonio che si chiama Spuma) apparentemente molto commerciale, con qualche sporcatina di carbonio che fa più scena che altro, montata su scarpetta H.Dessault in “morbida” misura per calzare da 5mm.
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E' più veloce di una pala in polimero, ha una grande potenza in corti spazi di spostamento ma consente una pinneggiata molto ritmica (a piccoli scatti) ... in pratica mi sento un branzino!
Mi consente di girarmi rapidamente su me stesso grazie alla grande superficie sviluppata in larghezza crescente verso l'estremità, che permette una ferma “presa” sull'acqua, mentre resta decisamente corta e consente di nuotare di forza in una spanna d'acqua. Il difetto principale è che nuotando fa un suono avvertibile, tipo...
pluc, pluc, pluc... ma nel frastuono invernale non è che trovo oratoni allarmati o dentici sospettosi e le spigole al limite si incuriosiscono...
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- Concludendo -E' evincibile che trovo in ogni prodotto delle belle caratteristiche, così come dei punti di debolezza; ma se un prodotto è buono... lo è e basta!
Magari, qualcosa... a qualcuno può non piacere e non tutti abbiam dedicato il giusto tempo all'apprendimento delle tecniche di pinneggiata, sulle quali ancora si discute tra fazioni opposte in merito a quale possa essere più efficiente, ma siamo tutti diversi.... ciò non toglie che se imparassimo tutti a usare per bene le pinne in plastica, potremmo essere capaci a tirar fuori quanto in ogni singolo prodotto in composito possa esservi di buono!
C4, Meròu, Mat Mas. GFT, SCL, Devoto, Seatec, Mares, Omer, Cressi-Sub, e quant'altre, sono tutte aziende serie ed affermate capaci di offrire prodotti di qualità, artigianale o industriale che possa essere.
Blasoni a parte, qualcuno sarà più specializzato a lavorare i compositi più grezzi altri i prepreg, ma i più sono decisamente affidabili e competenti nonché ricercati i loro prodotti in tutto il mondo... qualcosa vorrà pur significare!?
Per concludere, durante la pinneggiata è determinante la sensazione che si prova in termini di presa sull'acqua e avanzamento, cose queste solitamente poco sincere rispetto alle percorrenze meglio misurabili cronometro alla mano;
ciononostante, considerata l'importanza della componente mentale nella PIA, credo che le sensazioni siano più importanti dei tempi misurabili, tutto il resto... son scelte personali!
Buone nuotate a tutti!
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