Il mio nome è Ismaele. Questo racconto comincia quando, rimasto senza il becco di un quattrino e senza lavoro, pensai di imbarcarmi, dato che il mare ha il potere di liberarmi dalla malinconia. D'altra parte, l'acqua è un elemento fondamentale della vita degli uomini; basta osservare la gente che si ferma sui moli, a contemplare l'oceano, con lo sguardo perduto nell'infinito. E i ragazzi? Perchè prima o poi vengono presi da una voglia matta di mettersi in mare?
Così comincia "Moby Dick" il capolavoro di Herman Melville (1819-1891) scritto nel 1851.
Questo libro non può e non deve mancare nella libreria di una persona che ama il mare.
E' un romanzo che ho letto da adolescente e che ho riletto l'estate scorsa con sommo piacere.
La storia viene narrata in prima persona da Ismaele che imbarcatosi a Nantucket sulla baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, si ritrova a vivere un'avventura mozzafiato culminante con l'inseguimento e la caccia a Mody Dick, la balena bianca, che in realtà è un enorme quanto mitico e temuto capodoglio, che avendo staccato una gamba ad Achab ne è diventata l'ossessione.
Nell'immagine, una baleniera.
Il romanzo potrebbe sembrare soltanto una storia di caccia alle balene e, forse, per questo non ebbe da subito successo. Ma in Moby Dick c'è davvero molto di più. Infatti, il protagonista alterna scene di vita quotidiana degli antichi balenieri, a riflessioni sociologiche, religiose, artistiche e flosofiche, creando un mix coinvolgente e che stimola il lettore più attento ad andare oltre al testo e ad interpretarlo, spinto anche da numerose citazioni di racconti e avventure epiche che vanno dalla Bibbia a Shakespeare.
Uno degli aspetti che più mi ha colpito è l'enorme larghezza di vedute e la tolleranza che l'autore ha per le altre culture. Infatti, Ismaele compie non solo un viaggio fisico ma anche un viaggio interiore in cui supera il retaggio dei tipici preconcetti dei "bianchi" nei confronti dei "selvaggi" (divertentissimo l'incontro con quequeg con cui è costretto a dividere il letto nella locanda) arrivando ad apprezzare e stimare le persone con culture differenti dalla sua e, direi, dalla nostra.
Il cannibale, venditore di teste, Quequeg
In questo senso il mare assomiglia alla "livella" di totò, in quanto lontano dalla terra ferma ogni vita umana ha lo stesso valore delle altre, poichè tutte sono nella stessa condizione precaria a causa dei pericoli rappresentati dall'enormità del "grande blu" e dei suoi abitanti.
In particolare, l'altruismo e l'eroismo dei balenieri rappresentano egregiamente la bontà d'animo insita in ogni uomo e la consapevolezza che solo unendo le proprie forze di possono ottenere dei grandi risultati e, in alcuni casi, salvare la propria "pellaccia".
Concludo, invitando tutti coloro che non hanno mai letto "Moby Dick" a farlo al più presto, e coloro che lo hanno già letto a trovare il tempo di rileggerlo. Ovviamente, non vi dico nulla su come finsice il roamnzo perchè sarei troppo crudele!
Sarà mio grande piacere fare una "Gam" con ognuno di voi, se avremo modo di incontrarci in mare.
Un'immagine che rappresenta la caccia a Moby Dick











, e sembra che sarà proprio da postare qui visto le affinità col nostro settore, ma per ora non rivelo niente 


