Per chi non le conosce.....
Un cordiale saluto da Trieste
Guido
L'aqua scooter della libertà
tratto da
http://www.ilriformista.it/stories/Prim ... na/143182/
di Tonia Mastrobuoni
9 dicembre 1989. Quando Bernd Böttger comincia ad assemblare il suo mini sottomarino subacqueo è un ragazzo arrabbiato di 26 anni. Vivrà abbastanza per riuscire a fuggire, per brevettare il suo “Aquascooter” e renderlo famoso nel mondo. Ma si godrà poco la libertà: morirà appena 32enne in circostanze misteriose. Probabilmente, ammazzato dalla Stasi.
Classe 1940, cacciato dalla facoltà di ingegneria dell'università di Magdeburgo nel '62 perché ha espresso in pubblico le sue critiche al regime, quando Böttger comincia a sperimentare il suo piccolo motore subacqueo ha una sola idea in testa: scappare dalla Ddr.
È il 1966. Da quando è stato exmatrikuliert, espulso dalla facoltà nella quale si sarebbe poi rivelato un genio, Böttger si mantiene facendo il meccanico. A Seibnitz, nel suo paese d'origine vicino a Dresda, è perennemente chiuso in cantina dove ripara vecchi motori e sperimenta materiali isolanti. In una delle interminabili giornate nella sua officina sottoterra costruisce anche una slitta a motore. Contemporaneamente, iscritto a una scuola di immersioni, impara a muoversi con grande agilità sott'acqua e si procura il brevetto da bagnino.
Il cuore dell'invenzione che gli regalerà la libertà è un motore a due tempi delle Magdeburger Armaturen-Werke (Maw) che Böttger ha ricavato da una vecchia bicicletta a motore degli anni Cinquanta. Il ragazzo fabbrica poi un'elica da barca con materiali di scarto, isola il motore con della resina fiberglass, dota l'apparecchio di un serbatoio capiente e aggiunge un tubo d'acciaio che gli consenta di farsi trascinare dal mezzo. Ultimato il gioiello della sua collezione, l'irrequieto archimede della Turingia non ci mette molto a trovargli un nome: Aquascooter, senza “c”.
Oggi sotto quella voce, sulla più famosa enciclopedia del mondo, Wikipedia, si legge che l'invenzione di Bernd Böttger è «un motore acquatico a due tempi per una persona», che serve «soprattutto per trainare nuotatori sulla superficie dell'acqua». Böttger, per ovvi motivi, è costretto a usarlo un po' diversamente.
Nell'estate del '66 il ragazzo ficca l'apparecchio nella sua vecchia Opel e va a cercare lavoro sulla costa del Mar Baltico. Lo trova a Boltenhagen, dove trascorre la stagione come bagnino e fa provare tranquillamente il suo “aquascooter” ai vacanzieri. È felice, esaltato, è sicuro di sé. D'inverno torna a sud, nella sua Seibnitz e si fa spedire da un parente in Occidente una muta. Per ultimare il piano, gli manca solo un tassello: l'insospettabilità.
All'inizio del 1967 Böttger simula un'improvvisa conversione al credo del regime. Si iscrive alla Gioventù comunista, la Fdj, comincia a frequentare assiduamente le iniziative e le riunioni, sempre vestito con la camicia azzurra d'ordinanza. I parenti e gli amici sono scioccati. Alcuni, come racconta Bodo Müller nel libro Faszination Freiheit (editore Ch.Links) «non lo capiscono più e gli voltano le spalle».
Ma la cautela e l'insospettabilità durano poco. L'estate successiva parte di nuovo per la costa settentrionale con il suo sottomarino trascina-persone, con la muta nuova di zecca, con pochi vestiti nella borsa e la sua tenda. Si ferma vicino a Wismar e ricomincia a sperimentare l'aquascooter alla luce del sole, davanti a centinaia di bagnanti divertiti. Non solo. Si aggira intorno ai posti di frontiera, incrocia i Vopo, li sonda sulle misure di sicurezza. Parla con la gente dei villaggi sulla costa, con alcuni si lascia andare a considerazioni sulle modalità di fuga, chiede in giro se in immersione si possa essere intercettati dai radar. Pensa «tanto il desiderio di scappare non può mica essere punito». Sbaglia.
Il giorno “X”, mentre sta superando l'ultima duna della spiaggia, due poliziotti gli saltano davanti ai piedi, puntandogli i mitra in faccia: «Fermati!», gli urlano, «sei in arresto!». L'aquascooter viene sequestrato. Come recita la grottesca logica burocratica della Ddr, «perché l'oggetto è stato costruito per un'azione fuorilegge e non può servire per l'attività di bagnino». Togliendogli la sua invenzione e sbattendolo otto mesi in prigione, gli uomini della Stasi pensano di averne neutralizzato per sempre la voglia di scappare. Anche loro sbagliano.
Appena uscito di prigione, Böttger si infila di nuovo nella sua cantina e costruisce un nuovo Aquascooter, più efficiente e silenzioso del primo. L'8 settembre del 1968 torna sulla costa del Mar Baltico, a Graal Muritz e alle dieci di sera è di nuovo in spiaggia, irriducibile, con il suo nuovo mini sottomarino in braccio. Ha indosso la sua muta, una maschera e le pinne, piano piano entra nel mare un po' mosso. Mentre sta riflettendo sull'opportunità di fuggire con le onde così agitate e l'acqua gli arriva ormai ai fianchi, una voce gli fa gelare il sangue nelle vene. «Guarda», sente esclamare alle sue spalle, «c'è uno che va a fare il bagno con questo freddo!». Böttger non si volta più indietro, non esita oltre. Accende il motore dell'aquascooter e si butta.
L'apparecchio funziona alla perfezione, fila silenzioso in direzione Danimarca, trascinandosi dietro il ragazzo. Verso mezzanotte, arriva un altro momento di panico. Il ronzìo del mini sottomarino è sovrastato da un rumore sordo, inconfondibile. È un motoscafo. E può essere solo una pattuglia della polizia di frontiera. Mentre si avvicina, il ragazzo spegne il motore e si immerge il più possibile. Col cuore che gli batte all'impazzata, Böttger aspetta, immerso nel buio e ipnotizzato dal rumore sempre più forte del motoscafo. La pattuglia passa a pochissimi metri da lui ma non si ferma. I Vopo non lo hanno visto.
Quando il pericolo è abbastanza lontano, Böttger riaccende il motore e riprende il suo viaggio. Quattro ore dopo scorge una luce in lontananza. La costa danese è ancora lontana: Böttger capisce che è la nave Gedser Rev, capisce che è salvo. Grida con tutte le forze che ha, le poche che gli sono rimaste e sull'imbarcazione danese lo sentono immediatamente. Poco dopo è a bordo, due giorni dopo è un eroe in tutta la Germania Ovest e la sua invenzione fa il giro di tutti i quotidiani tedeschi. Lo contattano imprese di tutto il mondo, ma lui decide di far costruire la sua creatura da un'azienda tedesca, la Ilo-Motorenwerke di Amburgo. Dopo il fallimento della ditta tedesca, sarà l'italiana Arkos a produrre l'aquascooter.
Il successo è tale che i suoi modelli cominciano a comparire anche nei film di James Bond. Un dettaglio che non sfugge alla Stasi. Che proprio non riesce a digerire la fuga di questo mancato ingegnere e mancato comunista in Occidente. Il ministero per la sicurezza comincia a fare pressioni pesantissime sulla madre per scoprire dov'è fuggito. Lei informa il figlio della soffocante presenza degli agenti segreti attraverso delle lettere che affida per sicurezza ad amici. Teme per la sua vita e glielo comunica chiaramente. Lui però la tranquillizza, ormai si sente al sicuro. E, ancora una volta, sbaglia.
Nel 1972, mentre è in viaggio in Spagna per perfezionare sulla costa mediterranea nuovi prototipi della sua invenzione, conosce una coppia di francesi di Perpignan. Condividono la sua passione per le immersioni subacquee. Il 27 agosto è una domenica. All'alba Böttger si immerge con l'attrezzatura da sub, seguito poco dopo dal suo nuovo amico francese. Che lo perde di vista per qualche minuto. Fatale. All'improvviso il suo urlo riecheggia per tutta la baia isolata in cui è ancorato lo yacht. Böttger è morto, è stato assassinato.
Ufficialmente, il ragazzo è morto asfissiato. Dunque, non è annegato, è stato ucciso. Il fratello Achim tenterà nel 1992 di far aprire un indagine sulla morte di Bernd, accusando la Stasi di averlo assassinato. Gli inquirenti sulle prime gli daranno ragione. Ma nel 1995 le indagini saranno abbandonate per insufficienza di prove.














conoscevo la storia, ma non in modo così chiaro, grazie a guidodam



