Compensazione e patologie

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Compensazione e patologie

Messaggioda ragnetto » giovedì 6 aprile 2017, 16:07


- Esperienza di un intervento di Settoplastica e Turbinectomia -



Chi non ha mai vissuto i disagi comportati da un naso incapace a svolgere le sue normali funzioni e vive conseguenti difficoltà nel poter esercitare la nostra passione di pescasubapneisti, non avrà interesse a leggere questo lungo scritto.

Questo “racconto”, vuole essere un riferimento, per chi viva analoghi supplizi a quelli che personalmente ho vissuto e anela a poter godere di una sana e salutare respirazione, che favorisca anche una ortodossa pratica subacquea, ma è frenato da timori e incertezze; sopratutto per il terrore generato da eccessivi vittimismi, promossi da tanti tra coloro che si sono sottoposti a questo tipo di intervento.

Troverete intenzionalmente riversata in questo monologo, tutta la mia carica emozionale; perché possiate recepire l’intensità da me vissuta a riguardo, e troviate motivazione a imboccare il bivio che porta fuori da questo labirinto di sofferenze; senza fallaci paure ed esitazioni. Spero dunque che la mia esperienza, vi riesca rassicurante, perché decidiate serenamente di spezzare quella catena; supplizio assai peggiore rispetto al temutissimo intervento cui anch’io son fuggito per decenni; facendomi di conseguenza soltanto del male, coi miei masochistici espedienti che eludessero il problema..


Questa è quindi la mia storia, fatta di tormenti e atteggiamenti insulsi; anche perché supportata da una situazione decisamente privilegiata per un sub che presenti una tale patologia funzionale.

- Alle origini del problema -


Nella mia primissima infanzia passai le pene dell’inferno; strillai come un disperato nella culla per circa due anni; affetto da una pesante otite, che ovviamente non potevo comunicare. Fu grazie all’ennesimo pediatra tra i tanti consultati (beata incompetenza), che a un certo punto venne fuori la mia patologia e fu formulata e curata esclusivamente come tale…

Il tempo passava e quel bimbo cresceva, ma i ciclici episodi di otiti acute, andavano scemando troppo lentamente; persisteva invece senza battute d’arresto, l’incessante presenza di riniti allergiche e vasomotorie.

Son cresciuto fino alla mia giovinezza soffiandomi incessantemente il naso a causa delle mie rinorree assolutamente perenni (poi spiegherò come ad un certo punto cessarono); mentre durante l’infanzia, le relative tregue, arrivavano soltanto grazie al fatto che tre mesi l’anno vivevo in campeggio… Nato “paperino” (ho quasi imparato prima a nuotare che a camminare) passavo il mio tempo a bagno, e diciamo che per circa 3-4 mesi l’anno il mio naso si salvava piuttosto benino.

Crebbi agiatamente con maschera, boccaglio e pinnette ai piedi; finché verso gli 11-12 anni, iniziando ad approssimarmi ai -10m, comparvero le prime vere difficoltà nel compensare l’orecchio.
In verità, la relativa fortuna di poter eseguire istintivamente il Marcante-Odaglia, mi assoggettava poco al rifiuto della Tromba di Eustachio sinistra, del concedere transito alla benedettissima aria; soltanto con l’acqua al di sotto di una certa temperatura non mi riusciva compensare e continuare le mie sguazzate subacquee.

Il tempo è tiranno; e crescendo, la sottovalutata patologia si faceva più insistente; con essa e l’aumentare delle quote, seguivano quindi maggiori difficoltà compensatorie cui comunque ovviavo con l’esperienza che mi aveva insegnato a superare l’impedimento riprendendo a scendere senza maschera per pochissimi metri, allagando naso, gola e rinofaringe, per poi risalire e sciacquare in formato “cow boy style” gli eversivi interstizi; ciò non significa comunque che talvolta non abbia dovuto interrompere le pescate, piuttosto che usare il diversivo del dedicarmi alla pesca in una spanna d’acqua.

Questi insomma, sono i miei preamboli di base; e tutto quanto vi graviti attorno non ha bisogno di cronache, per chi soffra di analoghi problemi, perché ne debba descriverne le molteplici infauste ripercussioni negative sul vivere quotidiano (sonno incluso); nonché sulla serenità umorale ed i disturbi sulla concentrazione e l’apprendimento, in certe fasi acute delle sue manifestazioni.
Sopratutto, ho passato la mia vita a subire un trauma ad ogni raffreddore e sindrome influenzale, che han quasi sempre degenerato in infezioni al rinofaringe e conseguenti terapie antibiotiche, rendendo il mio organismo ormonato come un manzo texano.


- Il Grande Fesso -


“Marzo 1997”… Così raccontava il calendario, quando in preda ad un irrisolvibile episodio di rinite che mi impediva da 15 giorni di andare a pescare, decisi di fare un salto al Pronto Soccorso...

I reparti ORL di Cagliari vantano tradizionalmente sommi specialisti in otorinolaringoiatria, ed in quella occasione incappai in uno dei più autorevoli e rinomati in assoluto. Fu costui a prescrivermi un medicinale “miracoloso” che divenne la mia droga per il ventennio a seguire; in realtà lo fece con la prescrizione di una radiografia cranica (che eseguii ed ancora conservo), e la solenne e austera raccomandazione, di tornare a visita appena fosse passata quella fase acuta; onde valutare, previo accurata anamnesi e diagnosi, l’entità della mia disfunzionalità; onde per cui decidere i parametri di un necessario intervento, che risolvesse a monte il mio problema, già in prima analisi così evidente e debilitante, e che nel tempo avrebbe soltanto potuto degenerare.

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Provate a dire ad un vulcanico ragazzo di 27 anni, tutto esuberanza e senso di immortalità, che deve rinunciare ad un mese di vita per indossare un pigiamino e sottoporsi ad un apparente massacro facciale… Il passo fu scontato:
Con la pietra filosofale (il “Localyn Spray”) ormai nel marsupio, elusi il mio provvidenziale "taumaturgo" e mi rigettai nella peccaminosità... Allora mica soffrivo ancora di sinusopatie!

Non è tutto…
Sebbene col magheggio del diabolico medicinale, riuscissi a tenere sotto controllo le fasi acute, le rinorree per il resto del tempo persistevano comunque; avvenne provvidenzialmente che l’anno successivo a quel consulto specialistico strinsi “amicizia” col migliore reflessologo plantare in circolazione (di scuola giapponese ed iscritto al Dojo di riferimento); fu dunque un giorno del 2009, che accettai di sottopormi ai suoi trattamenti; terapia consistente in un ciclo di 10 sedute, da tenersi una volta a settimana. Ci crediate o meno, dalla 3a seduta buttai definitivamente quei maledetti fazzolettini che mi furono consorti per ben 29 anni!

Cambiò poco di tutto il resto:

- Occlusioni respiratorie croniche.
- “Soffocamenti” notturni.
- Riniti allergiche e vasomotorie (sebbene queste si ridussero come numero di episodi).
- Assidui processi infettivi del rinofaringe, dei seni paranasali e dell’orecchio medio.
- Nervosismi e scontrosità da fatica respiratoria notturna; ma anche diurna.


La marcia in più, era però offerta da quella mirabolante droga che abbatteva drasticamente sintomi, numeri e durata, delle fasi acute.

Per 20 anni ho abusato spudoratamente di questo spray corticosteroide; prodigioso, quanto deleterio per la salute generale. La sua potente azione astringente, drenante, decongestionante ed antinfiammatoria, mi ha permesso di avere sempre campo libero anche in immersione e compensare, senza più battute d’arresto; con la mia manovra istintiva che ormai si era evoluta in una sintesi tra il Marcante-Odaglia ed il Toynbee; che riuscivo ad esprimere fino ai -15m circa; ma superati questi, ho sempre poi dovuto “toccarmi” le narici con le dita. Non so dire da cosa sia sempre dipesa questa insolita ed apparentemente inspiegabile fortuna, ma penso sia legata alla morfologia della mia anatomia faringea.
Talvolta, dopo le immersioni, ho sofferto comunque di mal di testa e/o pressioni all’orecchio sinistro; segno che le anomalie, al di là della infingarda e azzardata strategia palliativa farmacologica attuata, di fatto si son sempre fatte sentire.

Il resto è storia... Storia degna di un insulso cittadino autolesionista da II Repubblica Italiota. Una storia delinquenzialmente consumata in circa 20 boccette l’anno dello strabiliante “stupefacente” ad uso locale, formulato a base di un cortisone e vasocostrittore.
La conseguenza più palpabile? Un progressivo peggioramento delle condizioni funzionali di base.

- Tanto va la gatta al lardo (…) -


Alla lunga, al di là dell’assuefazione al portentoso prodotto, il problema più sentito divennero le crescenti sinusiti conseguenti all’aggravarsi della mia ipertrofia dei turbinati, che unitamente alla deviazione del setto nasale impedivano sempre più la possibilità di drenaggio del rinofaringe nella sua porzione sinistra, generando continue occlusioni della relativa tromba di Eustacchio e accumulo cronico di mucose; quindi dal 2005 divenni sempre più soggetto alle sinusopatie, anche infettive, che a causa anche della ipersensibilità alle basse temperature e all’aria secca generata dall’impietoso Maestrale che impera in Sardegna, mi obbligano 6 mesi l’anno a dover tenere la mia capa pelata coperta con cuffiette o cappellini.

La dimensione del problema divenne sempre più insostenibile; non passava giorno in cui non mi trovassi obbligato a pippare la mia “bamba”, a pena di una quasi totale occlusione nasale dei relativi seni. Ma dopo i 40 anni, ti accorgi che anche il cuore comincia a faticare; vuoi per l’invecchiamento biologico, vuoi perché impegni quotidiani e obblighi di famiglia, non permettono più, (sia in termini di tempo che fisiologico calo di verve) certi ritmi di pratica sportiva, sopratutto extra-acquatica...
Arriva il momento in cui ti devi arrendere per “sopravvivere”; realizzi che è ora di dover accantonare la tua stupidità, rigettare ogni puerilità, e rimetterti nelle mani della chirurgia.
Personalmente, tra l’agonizzare lentamente o il rischiare di ritrovarmi infartato in mezzo al traffico, vuoi per le mie “ansiogene” difficoltà respiratorie, che per l’azione vasocostrittrice del diabolico prodotto stra-abusato, a rischio tra l’altro di far fuori altri innocenti per la mia ottusità (e non so neanche essere egoista come penso di dimostrare dispensando da anni le mie esperienze a voi tutti), ad un certo punto ho dovuto farmi coraggio, o meglio scappare, mettendomi al sicuro da quegli altri spettri.


- Il grande passo -

Avere un cognato, che ancor prima di esser diventato tale è tuo amico dai tempi dell’ultimissima adolescenza, e che lavora in un’ottima clinica privata in cui oltre a vantare emeriti specialisti di chirurgia ortopedica, nelle svariate branche (ma non solo), e che operano e tengono stage e meeting anche negli USA, ed in cui tra l’altro si esercita ad alti livelli anche la chirurgia plastica, è decisamente di riferimento ed incoraggiante anche per un cagasotto come il sottoscritto…

Disdetta… Non sono convenzionati col S.S.N. per questo tipo di interventi a scopo funzionale, ma sanno da chi indirizzarmi sapendo della mia vile forma mentale che mi ha instradato all’autodistruzione ; quindi riescono ad “incastrarmi” abilmente e consegnarmi ad un consono “raddrizzatore di nasi”.

Incontro privatamente il mio “esecutore” nella clinica in cui esercita; butta un’occhiatina al mio cesso a doppio vaso e fissa la data per il ricovero a quattro mesi di distanza.
In questo periodo di tempo ho rovistato ovunque come un forsennato per raccogliere dati sul tema, che nemmeno il migliore archivista avrebbe potuto; sulla carta, ma anche sul web; compreso il nostro forum, dove ho trovato “sostegno” morale da chi aveva vissuto l’esperienza.

E’ il 21 Marzo; equinozio di primavera; è una splendida giornata di sole, cinguettii e colori che si ravvivano… Squilla il telefono... Mi convocano per le visite generali di pre-ricovero, da tenersi l’indomani, anticipando di una settimana il mio intervento; in questo quadro meteo idilliaco lo prendo come un fausto segno del destino; come dovessi poter rinascere col ritmo della stagione innescata; ovvio che la cosa mi alimenti ottimismo e coraggio. Il fatidico momento è arrivato; non posso più sottrarmi…

- Perdete ogni speranza oh’ voi ch’entrate -

Mi ritrovo a visita; e con me altri tre candidati…

Hai capito?! Non sono l’unico struzzo che ha nascosto la testa per un periodo sconsiderato di tempo…
Il più giovane tra noi anime in pena, aveva 42 anni; ma vi dirò di più:
Quando 3 mesi prima andai a visita, vi incontrai altre 7 persone che erano li per le visite di controllo successive all’intervento; di questi il più giovane aveva circa 25 anni, ma era stato operato in seguito ad un incidente ed aveva subito un’intervento estetico-funzionale… Gli altri? Due erano oltre i 40 anni di età, mentre i rimanenti 4 superavano sonoramente almeno i 55!

E’ proprio vero: Paese che vai... Usanze che trovi!

L’indomani entro in clinica… Preso il mio bravo lettino ed atteso il mio turno, vengono a prendermi e mi portano in sala operatoria (…).
Socchiudo un secondo gli occhi per riaprirli immediatamente ed accorgermi che due tappi tosti e “cotonosi” dentro al mio naso testimoniavano che già ero stato “rettificato”… Perbacco!

Mi riportano in camera nel girone degli “snasati”; ci guardiamo tra noi e conveniamo tutti e tre che non vi erano dolori; non vi era quel fastidio incredibile di cui i miti raccontano; nessuno di noi aveva il minimo ematoma!
Soltanto, lì, fuori dalla finestra, c’era ancora lei… L’emissaria della Sfiga! La mia personale ninfa punitrice; sempre implacabile, e con un solo occhio, quello che usa per prendere la mira…


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Parte un’emorragia e inizio a sputare in successione intere fiale di sangue; e percepivo esattamente da dove questo copiosamente veniva giù, cioè proprio da quella porzione prossima alla Tromba di Eustacchio sinistra, dove più avevo insistito nel tempo col mio spruzzino maledetto, rendendo i turbinati sempre più ipertrofici ed ostruttivi.

Dopo una certa “lotta”, il sanguinamento si è risolto al “3° round”, con lo sfilamento dei tamponi e il reinserimento, accurato e mirato, di una coppia di questi per narice… Tra me ho pensato che se Michael Jackson aveva fatto di tutto per cambiare i suoi connottati, io parevo candidato a subire il processo inverso.

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L’indomani (Giovedì 24), dimissioni e tutti a casa.
Chi vi dicesse che avere i tamponi nel naso sia una cosa insopportabile, non può sicuramente essere un sub. Sinceramente era come avere una nasiera di maschera sempre sul naso...
Non vi è dolore alcuno; non arrivano alla gola come dicono e non spingono minimamente sul rinofaringe (anche se mi han detto che può accadere a chi ha spazi faringei molto ridotti); sono assolutamente sopportabilissimi; sicuramente è 10 volte meglio che avere le placche infette in gola.

Devo dire però che ho passato il week-end più “arido” della mia esistenza, poiché mi è risultato impossibile bere un sorso d’acqua; “assurdamente” riuscivo invece a ingoiare cibi solidi, yogurt, e pappette di frutta carnosa mista.

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Confrontandomi in merito con gli altri 3 miei compagni di avventura (di cui una donna minuta che è stata l’unica a lamentare una certa insofferenza ai tamponi) e con le altre persone operate prima di noi che andavano a 2a visita, è emerso che nessuno ha avuto il mio stesso problema.

Il fatto che nessuno di loro praticasse sorta di attività subacquea o sport d’acqua, mi ha fatto ipotizzare che magari per le nostre abitudini da apneisti, conserviamo più vivo il riflesso di serraggio faringeo se stiamo in assenza d’aria a contatto delle nostre narici; era come se fosse attivato lo stesso meccanismo che in caso di “black-out” restituisce al diaframma l’input di far ripartire la respirazione se si solleva la maschera dal naso con la testa fuori dall’acqua Ad ogni modo, al di là di questa mia congettura, mi è risultato impossibile bere acqua per 4 giorni.

- Beati tamponi -


Il lunedì torno in reparto per sfilare i tamponi...
Ero pensieroso, perché la mia ipertrofia aveva richiesto di intervenire radicalmente anche sui turbinati medi, i quali (mi han spiegato) più solitamente non vengono toccati (anche perciò l’emorragia che ha obbligato al raddoppio dei tamponi?); tra l’altro arrivavo a visita con la premessa che quasi certamente il lunedì mi avrebbero sfilato soltanto un tampone per narice...

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Fortunatamente dopo il primo step e una mezz’oretta sotto osservazione, han deciso invece di tirar via anche i due rimanenti…

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Non immaginate la sensazione che ho provato nel sentire passare immediatamente l’aria su per le narici!
Per la prima volta in vita mia sentivo tangibilmente libero lo spazio prossimo alla Tromba di Eustacchio sinistra e l’aria che turbinava su per la canna nasale! MIRACOLO! Raccomandazioni di rito e tutti a casa… Arrivederci al Giovedì.

Ecco arrivata la vera angoscia! Lo stress di sentirmi il naso “rosicchiato” e stare appresso ad una produzione inenarrabile di coagulo misto a muco, è stato per me personalmente, il vero incubo! Nulla di doloroso; nulla che possa essere paragonato in termini di sofferenza ad una sindrome influenzale o un raffreddore degenerato in infezione; semplicemente un indecente processo di spurgo, che per la mia insofferente impazienza è risultata di un fastidio snervante; parlo di una specie di scena thriller montata da Quentin Tarantino, fatta di “nauseanti sovabbondanze” e andata a scemare nei giorni a seguire, ma troppo lentamente per i miei gusti.

Confrontandomi con gli altri alla visita del Giovedì (quindi ad una settimana dall’intervento), è emerso che soltanto io avevo spurgato come un lumacone di brughiera affetto da Tisi riempendo il “set” di voluttuose colorazioni; gli altri assai meno di me, a parte una ragazza operata la settimana precedente. Devo puntualizzare che i “colleghi” non sapevano “tecnicamente” farsi i lavaggi nasali (prescritti), magari perciò non spurgavano a dovere e sentivano più croste del dovuto.
Il raccapricciante processo “depurativo” è durato massicciamente in totale circa 4 giorni dallo stamponamento, per poi andare scemando notevolmente, concomitando con una nuova fase di secchezza e leggera formazione di croste; perciò i lavaggi con soluzione fisiologica e parallele “medicazioni” prescritte e facenti parte di uno standard procedurale, son dovuti continuare, anche se andando a diminuire progressivamente, fino alla scomparsa, conclusasi in quasi quei fatidici 15 giorni di terapia prescritta.

- Morale della storia -


Tirando le somme, tutto si può dire di questo temutissimo intervento, tranne che causi pesanti dolori, mal di testa, o stati di sofferenza che siano minimamente paragonabili a episodi flogistici da influenza o simili.
E’ fastidioso il post operatorio, ma è una cosa che si affronta facilmente, e tanto più serenamente quanto si abbia un carattere pacato. Personalmente sono una persona molto eccitabile e irrequieta ed è anche in coscienza di questo mio svantaggio che senza riserve rassicuro chiunque esiti ad affrontare questa avventura.

Ho realizzato di essermi comportato da imbecille per la bellezza di 20 anni della mia esistenza, patendo inutili e deleteri supplizi per la paura di un intervento assai meno problematico di una sindrome influenzale, facendomi soltanto del male tra malessere e avvelenamento da “doping”.

Non fate come me; se necessitate di un intervento di questo tipo, non continuate a tergiversare; non aspettate a peggiorar le cose continuando a tenere bassa la qualità della vostra vita, anche in termini di impedimenti alla pesca in apnea.

Oggi, a 14 giorni dal bisturi, ho eseguito l’ultima visita di routine, e mi è stato detto che la guarigione è stata ottima, e mi passerà la secchezza nasale residua, col definitivo riequilibrio delle mucose nasali, entro altre due settimane.

Due settimanelle di fastidi, non certo di dolori; ed oggi mi ritrovo con un compressore al posto della canna nasale; ogni spazio paranasale completamente libero; ho recuperato un’ipoacusia all’orecchio sinistro; e se provo a fare a secco la mia manovra di compensazione, devo fare attenzione a non far saltare fuori i timpani. Sopratutto, respiro anche la notte, a piene narici, risvegliandomi più riposato e sereno.

Potrò collaudare in acqua la compensazione già ad un mese dalla data di intervento, ma i preamboli sono assai più che eloquenti; ma se l’esperienza e la mia cinestesi non mi ingannano, e se tanto mi dà tanto...

:) Ho fatto Bingo!
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Ultima modifica di ragnetto il domenica 23 aprile 2017, 8:12, modificato 4 volte in totale.
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La vita in Sardegna, è forse la migliore che un uomo possa augurarsi:
ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso che dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.


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